Risposta a: Una radio per Antonio

Buongiorno a tutti. È appena passato Natale, siamo nel periodo delle feste, siamo tutti più buoni, e dunque in quanto persone buone dobbiamo dire la verità. E la verità di quest’oggi è che un ragazzo è appena morto a causa di un sogno inventato da burocrati, un’utopia pericolosa, e che altri individui persi nella stessa utopia vogliono fingere che non sia successo quanto è successo e spingere perché si continui a credere nella barca che affonda, a sostenere un progetto oppressivo e suicida. E tutto ciò non va affatto bene, ed è necessario che se ne parli.

Avvertenze per i moralisti perbenisti: prima cosa, la morte non è una difesa dalle critiche, dunque risparmiamoci il vecchio adagio de mortui nil nisi bonum; seconda cosa la verità è un valore (si vedano le Nove Nobili Virtù) mentre il rispetto va meritato.

Personalmente, le motivazioni che spingevano il ragazzo di nome Antonio a fare quello che faceva sono di interesse secondario, più importanti sono i messaggi proposti e le loro conseguenze. Si possono avere le migliori intenzioni di questo mondo, e rivestirle di un comportamento controproducente, e non porteranno mai buoni frutti. Mai. Stando a ciò che ho potuto leggere riguardo a lui e al suo progetto radiofonico negli articoli di giornale dedicati (ad es. questo), suppongo appartenesse a quella schiera di ragazzi indottrinati nel mito della bontà del progetto Unione Europea e relative istituzioni (essenzialmente, i famigerati millennial). Apparentemente, “sognava gli Stati Uniti d’Europa” e con la sua radio voleva “spiegare l’Unione Europea ai suoi coetanei”. Siccome sembra che quando è stato preso in mezzo all’ennesimo attentato si trovasse a Strasburgo “per raccontare la seduta plenaria del Parlamento Europeo” possiamo presumere che non fosse interessato solamente alla vita delle persone comuni ma anche al lavoro delle istituzioni, e forse soprattutto a questo secondo aspetto vista la pioggia di critiche degli ultimi anni a cui i burocrati hanno finora risposto ignorando e continuando per la propria strada.

Negli articoli che lo ricordano si legge di come alcune università italiane hanno deciso di portare avanti il suo desiderio, ovvero, “spiegare l’Unione Europea”. Si noti: “spiegare”, non semplicemente “raccontare”, ovvero inserire le informazioni in una cornice che le giustifichi, che le renda accettabili. Ebbene, siccome l’università dovrebbe essere un’istituzione che insegna la riflessione critica, proviamo invece a limitarci a “raccontare” qualcosa di questa UE lasciando poi il giudizio ai singoli. Non raccontiamo però la versione “rose e fiori, unicorni e polvere di stelle” in cui un pugno di politici benintenzionati deve fronteggiare i malvagi nazionalisti, parliamo invece del perché alcuni patrioti che amano i propri paesi con le rispettive unicità, con le proprie tradizioni, indipendenza e libertà si oppongono a una mostruosità burocratica in cui una ridottissima élite vuole comandare su un continente, ignorando la volontà dei cittadini mentre proclama le virtù della democrazia. Raccontiamo anche un po’ di numeri, dato che sono gli elementi neutrali per eccellenza.

Iniziamo parlando di quattro documenti cruciali per la storia dell’UE negli ultimi: il Trattato di Maastricht, il Trattato di Nizza, il Trattato di Lisbona e la proposta, e mai entrata in vigore, Costituzione Europea. Leggiamo in merito quest’ultima, in un articolo su Wikipedia:

Il Trattato [sulla Costituzione Europea, n.d.r.] venne firmato il 29 ottobre 2004 dai rappresentanti degli allora 25 stati membri dell’Unione Europea, e in seguito ratificato da 18 stati membri, inclusi la Spagna e il Lussemburgo che tennero dei referendum in cui venne appoggiato. Tuttavia, il rifiuto del documento da parte dei votanti francesi e olandesi nel maggio e giugno 2005 interruppe il processo di ratificazione.

In seguito a un periodo di riflessione, il Trattato di Lisbona venne creato per sostituire il Trattato Costituzionale. Esso conteneva molte delle modifiche originariamente presenti nel Trattato Costituzionale, formulate però come emendamenti ai trattati esistenti. Firmato nel dicembre 2007, il Trattato di Lisbona entrò in vigore il 1° dicembre 2009.[1]

Riassumendo: l’UE intendeva imporre una Costituzione agli stati membri, diversi di questi hanno deciso di indire un referendum, in quattro paesi si è svolto e in due di essi i cittadini hanno votato contro, per cui l’intero processo è stato interrotto… o forse no, dato che 4 anni più tardi, dopo una lucidata e un restauro, si sono ritrovati tutti magicamente vincolati a quello stesso documento mai ratificato, riformulato e riproposto come emendamenti a trattati precedenti nella forma di un documento firmato senza referendum. Si noti che i governi degli altri paesi nei quali si sarebbe dovuta svolgere una votazione, ovvero Portogallo, Irlanda, Gran Bretagna, Danimarca, Polonia e Repubblica Ceca, euro-entusiasti come tutti all’epoca (in Lussemburgo il parlamento approvò la Costituzione ancora prima del referendum, una vera farsa), hanno cambiato idea in seguito al doppio fallimento in Francia e Paesi Bassi, ergo evidentemente il progetto UE non poteva perdere la faccia ed era più importante della volontà dei cittadini, i quali appena pochi anni più tardi non l’hanno potuta esprimere e sono stati scavalcati senza tanti complimenti. Questo dovrebbero raccontare le università.[2]

Parliamo un po’ del Trattato di Maastricht: siccome sarebbe potuto entrare in vigore solo qualora fosse stato ratificato da tutti gli stati membri, in seguito al referendum fallito in Danimarca nel giugno del 1992 sono state negoziate in fretta e furia alcune eccezioni ad hoc e l’Accordo di Edimburgo, del dicembre dello stesso anno, è stato rimesso ai voti nel maggio del 1993, ovvero nemmeno 12 mesi dopo il fallimento. In altri termini, restare fuori dall’Unione non era contemplato, e di nuovo si noti che, alcuni anni più tardi, si è tentato di scavalcare una delle deroghe ottenute, ovvero il diritto di astenersi dal partecipare all’Unione Economica e Monetaria, con un altro referendum ad hoc indetto e sostenuto nel 2000 dai maggiori partiti politici. Questo dovrebbero raccontare le università.

Come nota a margine, ricordiamo uno dei motivi che hanno eroso il supporto al fronte del “sì” durante la votazione del 2000: le sanzioni UE all’Austria in seguito alla formazione di un governo di coalizione per le elezioni del 1999. Indipendentemente dalle posizioni del defunto Jörg Haider, tali elezioni furono, per quanto ne sappiamo, condotte in maniera del tutto democratica, dunque le sanzioni costituirono né più né meno che un “intervento ingiustificato nel processo democratico di uno dei piccoli stati membri”. Questo dovrebbero raccontare le università.

Qualche parola sul Trattato di Nizza: anche questa volta un risultato negativo nel giugno del 2001, per la precisione in Irlanda. Anche questa volta nel giro di pochi mesi si arriva a qualche concessione e si organizza un altro referendum, preceduto da una massiccia campagna per il “sì”. Anche questa volta, restare fuori dall’Unione non era contemplato, nonostante l’idea comunemente accettata secondo cui il referendum non è un procedimento da ripetersi a ciclo finché non si ottenga il risultato voluto. Questo dovrebbero raccontare le università.

Concludiamo con il Trattato di Lisbona. Si potrebbe discutere delle modifiche proposte ad libitum, ad esempio del passaggio dall’unanimità alla maggioranza “qualificata” (qualunque cosa voglia dire) nelle votazioni per 45 aree delle politiche dell’Unione, passaggio che da un lato sveltisce le procedure ma dall’altro permette a un gruppo di politici con i numeri giusti di imporre la propria volontà a tutti. Molto sospetto. Si potrebbe discutere del fatto che in questa occasione la Carta dei Diritti Fondamentali è stata resa giuridicamente vincolante, 7 anni dopo la sua proclamazione, il che crea un precedente spiacevole: un documento presentato come non vincolante in un certo momento solo per modificarne lo status in seguito.Credo però sia sufficiente ricordare il fatto che questo Trattato è stato essenzialmente preparato per introdurre la Costituzione rifiutata, e firmato e ratificato senza alcun tipo di votazione, una mossa scorretta che fa sorgere non pochi dubbi sulle intenzioni dell’istituzione UE. All’epoca infatti solo la legislazione irlandese prevedeva ancora la necessità di un referendum, e ancora una volta dopo il fallimento di un primo tentativo nel giugno del 2008 si arrivò ad alcuni compromessi entro pochi mesi (dicembre dello stesso anno), e al canonico secondo tentativo entro l’anno successivo, confermando il sospetto che restare fuori dall’Unione non fosse contemplato. Questo dovrebbero raccontare le università.

Voler “spiegare l’Unione Europea” significa tentare di rendere accettabili politiche economiche draconiane, egocentriche, neo-liberali, che hanno rovinato la vita a larga parte della classe operaia nell’area del Mediterraneo. “Spiegare” una politica d’accoglienza indiscriminata e per nulla trasparente (ricordiamo le ONG non controllate che hanno insegnato a mentire sul proprio status di rifugiati per farsi accogliere[3]) che ha inondato di stranieri culturalmente incompatibili tutta una serie di paesi europei, generando situazioni di criminalità, tensione, paura, pericolo. “Spiegare” un’istituzione che non si è fermata davanti alla volontà popolare nel proprio piano di inglobare e far accettare i propri Trattati a un continente, che sta centralizzando sempre più i propri poteri ed escludendo i dissidenti. “Spiegare” la proposta particolarmente demo-cratica di togliere i diritti di voto all’Ungheria, appena qualche mese fa, o il discorso di Angela Merkel in cui proclama che continuare a far entrare persone indiscriminatamente è “la cosa giusta da fare”[4] nonostante la volontà contraria dei cittadini, europei e non solo: secondo due sondaggi usciti questo stesso anno, il 77% dei britannici pensa che l’immigrazione illegale sia un problema serio per il paese, cifra più bassa rispetto a 15 degli altri 27 stati membri dell’UE (Project 28), e l’81% degli intervistati in 27 paesi del mondo non vuole più immigrati. “Spiegare” come mai i burocrati di spicco dell’UE, vedi per l’appunto la signora Merkel, non si oppongono e anzi accolgono il Patto Globale delle Nazioni Unite con il quale:

Criticism of migration will become a criminal offense, and media outlets, and that also concerns you, that give room to cricism of migration can be shut down.

Le critiche alla migrazione diventeranno reato, e gli organi di stampa, e anche questo vi riguarda, che daranno spazio a tali critiche potranno essere costretti a chiudere. [5]

Si introducono quindi sia il crimine di pensiero e parola sia la censura. Vero, al momento tale Patto non è giuridicamente vincolante, e però, come abbiamo ricordato sopra, è già successo che ciò che inizialmente non era vincolante lo sia diventato. Questo è ciò che si dovrebbe provare a “spiegare”, e che dovrebbero raccontare le università.

Concludiamo con una riflessione sugli “Stati Uniti d’Europa”: il riferimento è, ovviamente, agli USA, e tuttavia la situazione è sensibilmente diversa, ragion per cui l’idea di un avvicinamento al modello americano risulta assurda. Gli Stati Uniti d’America, la loro identità e cultura, tutto ciò non esisteva fino a pochi secoli or sono, ed è stato creato da persone etnicamente e culturalmente compatibili. L’Europa esiste già, è stata colonizzata in diverse ondate svariati millenni or sono, nel tempo sono nate e si sono sviluppate differenti identità, culture, storie. Unificare un continente formato da tanti piccoli mondi differenti è una costrizione pura e semplice. Il fatto di possedere alcuni punti di contatto non ci rende uguali, questo il motivo per cui non si può realizzare l’unità a colpi di trattati. E l’impossibilità di realizzare l’unità a colpi di trattati è il motivo per cui ai piani alti si è deciso di creare un'”identità europea” e sminuire l’importanza delle singole identità locali. Il video in cui Angela Merkel (di nuovo lei) strappa di mano la bandiera tedesca a un individuo fiero del proprio paese, della propria identità, è emblematico. Questo è ciò che dovrebbero raccontare le radio e le università: la storia di come e per quali ragioni l’Unione Europea vuole tuttora cambiare il volto dell’Europa. Non per disprezzo alla memoria di un ragazzo, bensì perché è la verità, e la verità è più importante dei ricordi.

[l’Umano]



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[1] alcuni numeri e risultati dei principali travagli dell’Unione riassunti in un foglio, per ulteriori dettagli è sufficiente fare un po’ di ricerche, anche su Wikipedia finché non procederanno a cancellare le informazioni. Alcune pagine da cui si può cominciare: qui, qui, qui, qui, anche qui.

[2] la pagina sul referendum tenutosi in Repubblica Ceca riguardo al Tratto Costituzionale, con i link a tutti gli altri, sia avvenuti sia cancellati, nel riquadro di destra.

[3] qui 02:25 – 03:07

[4, 5] qui 04:50 – 05:10 e 00:25 – 00:40

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