Veg(etari)ani e salute? Responso negativo anche dall’Austria

Nutrition and Healt – The Association between Eating Behavior and Various Health Parameters: a Matched Sample Study è uno studio pubblicato all’inizio del 2014 e, come vari altri lavori sull’argomento, è passato sotto silenzio. Di nuovo come vari altri lavori sull’argomento, nemmeno questo supporta la tesi secondo cui eliminare carne e/o derivati animali dall’alimentazione apporta benefici alla salute, anzi! Vedremo che porta addirittura alcuni dati a suggerire l’esatto opposto. D’altronde, come ricordano gli autori nella discussione:

[…] previous findings, reporting that evidence about cancer rates, abdominal complaint and all-cause mortality in vegetarians is rather inconsistent.

[…] quanto è emerso in precedenza, a indicare che nei vegetariani le evidenze in merito a incidenza di cancro, dolori addominali e mortalità per tutte le cause risultano piuttosto incoerenti.

L’incoerenza delle evidenze non è inventata di sana pianta, bensì il frutto degli ultimi 30 anni di ricerca. Alla luce dei fatti, dunque, viene (o dovrebbe venire) spontaneo chiedersi come mai certe persone/associazioni abbiano voluto e vogliano tuttora diffondere un modello alimentare basato su convinzioni e speculazioni. Ebbene, nel caso di una di queste associazioni forse possiamo trovare un indizio nel nome, trattandosi della FAO ovvero la Food and Agriculture Organization. Chissà. Forse. Forse è solo complottismo(?).

Introduzione e metodi

Benché la supposta correlazione inversa tra salute e consumo di carne sia largamente inesistente, non si può negare che l’alimentazione possa giocare un ruolo importante nel quadro complessivo del benessere personale. Una semplice ispezione dei consumi sul suolo americano fa intuire come la celebre Standard American Diet non sia un modello positivo, diversamente dalla nostrana dieta mediterranea. Siccome finora in Austria la ricerca in tema alimentare è stata piuttosto frammentaria, gli autori di questo studio hanno voluto investigare la relazione tra differenze nello stato di salute e differenti tipi di alimentazione. Per fare ciò hanno estratto un certo numero d’individui dall’Austrian Health Interview Survey (ATHIS) del 2007, sorta di censimento decennale con cui sono stati raccolti i dati di 15.474 persone (54,7% donne) di età pari o superiore a 15 anni ed è stato creato un databse rappresentativo della popolazione del paese. Per quanto riguarda l’alimentazione, gli individui censiti hanno fornito le seguenti informazioni:

  • lo 0,2% si è detto vegano (57,7% donne),

  • lo 0,8% vegetariano (77,3% donne),

  • lo 1,2% pescetariano o pesco-vegetariano (vegetariani che consumano sì pesce ma non carne, 76,7% donne),

  • il 23,6% consuma sia carne sia una buona quantità di frutta e verdura (C+FV, 67,2% donne),

  • il 48,5% consuma carne, ma non in grandi quantità (-CFV, 60,8% donne),

  • il restante 25,7% segue un’alimentazione ricca di carne (+CFV, 30,1% donne).

Subito ci troviamo di fronte a uno dei motivi per cui uno studio che si basi solo e soltanto su ciò che viene ingerito e digerito sarebbe fondamentalmente falsato, ovvero, la composizione dei gruppi: sappiamo da altri lavori che le donne tendono verso uno stile di vita generalmente più salutare.

Siccome i primi tre gruppetti risultano numericamente esigui (343), ai fini dello studio si è deciso di riunirli tutti assieme (V) e collegarli in maniera casuale ad altre tre persone, una per ciascuno degli altri tre gruppi così da poter vedere le differenze non solo tra presenza/assenza di carne, bensì anche nelle gradazioni del consumo. Dal momento che non tutti i membri del gruppo V avevano corrispondenti per età, sesso e status socioeconomico (SSE) in ciascuna delle altre categorie, si è dovuto ridurre il numero dei soggetti inclusi a 330, e dunque a 330*4 = 1.320 in totale. Qui di seguito la composizione della popolazione oggetto di studio:

  • 23,6% maschi, 76,4% femmine,

  • 40% di età inferiore a 30 anni, 17,8% 30-39 anni, 17,6% 40-49 anni, 9,4% 50-59 anni, 8,4% 60-69 anni, 4,4% 70-79 anni, 2,4% 80 anni o più,

  • riguardo lo stato socioeconomico (SSE), il 30,3% indica un valore basso, il 48% medio, il 20,9% alto.

Variabili e misure

Internamente a ogni gruppo, la variabile indipendente è il tipo di alimentazione. La stratificazione per variabili indipendenti è dovuta a età, sesso e SSE (entrate, istruzione, occupazione), Indice di Massa Corporea (IMC), attività fisica (spesa energetica, o MET Metabolic Equivalent of Task), fumo (numero di sigarette/giorno) e alcol (numero di giorni in cui si è consumata una bevanda alcolica nelle ultime 4 settimane). Tutti questi fattori giocano un ruolo nel determinare lo stato di salute complessivo.

Le altre variabili prese in considerazione includono:

  • percezione soggettiva della propria salute (1 = molto buona, 5 = molto cattiva),

  • limitazioni o disabilità (1 = alta, 3 = assente),

  • presenza o assenza di 18 specifici condizioni croniche, ovvero, asma, allergie, diabete, cataratta, acufene, ipertensione, infarto, ictus, bronchite, artrite, dolori sacro-spinali, osteoporosi, incontinenza, ulcera gastrointestinale, tumore, emicrania, problemi mentali (ansia o depressione), altre malattie (1 = presente, 0 = assente per un valore totale 0-18),

  • indice di rischio cardiovascolare, creato sommando presenza/assenza delle 4 variabili ipertensione, colesterolo elevato, diabete e fumo (1 = presente, 0 = assente, valore 0-4),

  • sommatoria del numero di visite mediche negli ultimi 12 mesi, suddivise per medico generico, ginecologo, urologo, dermatologo, oftalmologo, internista, ortopedico, otorinolaringoiatra (1 = consultato, 0 = non consultato, valore 0-8),

  • numero e tipo di vaccinazioni, ovvero, influenza, tetano, difterite, polio, encefalite, pneumococco, epatite A e B (1 = presente, 0 = assente, valore 0-8),

  • qualità della vita, stimata usando la versione breve del WHOQOL ovvero World Health Organization Quality of Life, formulario che prende in considerazione i 4 parametri salute fisica, salute psicologica, relazioni sociali e ambiente, per un totale 4-20.

Analisi statistiche

Una volta collegati tra loro i soggetti, è stata effettuata un’analisi multivariata per stabilire le differenze inter-gruppo dei fattori che incidono sullo stile di vita (IMC, MET, fumo e consumo di alcol). Sono poi state condotte ulteriori analisi multivariate in maniera da determinare specificamente le differenze in materia di:

  1. salute (percezione soggettiva, limitazioni o disabilità, malattie croniche, rischio cardiovascolare),

  2. interventi sanitari (numero di consulti medici, di vaccinazioni, di trattamenti preventivi),

  3. qualità della vita (formulario WHOQOL).

L’impatto dello stile di vita è stato calcolato tramite analisi multivariate per i fattori summenzionati, e si è fatto ricorso al test chi-quadro per stabilire quali condizioni croniche ricorrano significativamente più spesso secondo l’alimentazione seguita.

Ovviamente, non tutti i risultati possono dirsi statisticamente significativi. Alcune differenze possono essere dovute a fattori altri rispetto a quelli considerati, per cui ora vedremo solo quelle per cui p < 0,05, ovvero abbiamo un margine di errore del 5%.

Risultati

Partiamo dal primo punto, ovvero la salute. In merito allo stile di vita, dall’analisi multivariata è stato riscontrato che il tipo di alimentazione seguita ha in effetti un impatto significativo (p = 0,000), ma l’analisi univariata ha individuato differenze solo per quanto riguarda IMC e consumo di alcol. Andando più nello specifico:

  • riguardo l’Indice di Massa Corporea, il valore inferiore spetta al gruppo V (22,9), quindi -CFV (23,4), C+FV (23,5), +CFV (24,9, unica differenza significativa, p = 0,000),

  • riguardo l’attività fisica e il numero di sigarette giornaliere, non sono state rilevate differenze significative tra i vari gruppi (p = 0,631 e 0,302),

  • riguardo il consumo di alcol, i gruppi V e C+FV fanno registrare una frequenza significativamente inferiore (in media, 2,6 e 3 giorni degli ultimi 28) rispetto a -CFV e +CFV (4,4 e 4,8 giorni, p = 0,000).

In merito alle condizioni di salute, poi, è stato di nuovo riscontrato effetti dovuti all’alimentazione (p = 0,000): i vegetariani risultano avere condizioni complessivamente peggiori e significativamente differenti rispetto a tutti gli altri gruppi (p = 0,000). Riportano un maggior livello di limitazioni o disabilità (p = 0,002), un maggior numero di condizioni croniche rispetto a -CFV (p = 0,000), una maggiore frequenza di allergie, tumori e problemi mentali (ansia e/o depressione). Il gruppo +CFV riporta maggiori problemi d’incontinenza (p = 0,023). Non sono state invece individuate differenze significative (p = 0,150) tra i vari gruppi relativamente al fattore di rischio cardiovascolare. Contrariamente al dogma “grassi animali = infarto”, potremmo aggiungere.

Proseguiamo con il secondo punto, ovvero gli interventi sanitari. L’analisi ha confermato gli effetti delle abitudini alimentari (p = 0,000) nel senso che, in generale,

subjects with a lower animal fat intake demonstrate worse health care practices

gli individui che dichiarano un consumo minore di grasso di origine animale mostrano [di avere] abitudini peggiori per quanto riguarda le cure mediche

e non l’inverso, come si ritiene generalmente. Nello specifico, V e C+FV vengono visitati più spesso rispetto a -CFV (p = 0,003), V si vaccinano meno spesso rispetto a tutti gli altri gruppi (p = 0,005) e fanno registrare un minor numero di trattamenti preventivi rispetto a C+FV (p = 0,033).

Terzo e ultimo punto, la qualità della vita: in questo caso l’analisi multivariata non ha mostrato effetti significativi dovuti all’alimentazione (p = .291), e tuttavia, i risultati dell’analisi univariata indicano una qualità della vita inferiore per quanto riguarda il gruppo V nelle categorie “salute fisica” e “ambiente” (p = 0,26 e 0,37) rispetto a -CFV. Oltre a ciò, i vegetariani mostrano risultati peggiori nella categoria “relazioni sociali” rispetto a C+FV e -CFV (p = 0,043).

Qui di seguito le differenze significative più in dettaglio. Salute e cure mediche, media(deviazione standard), V ~ C+FV ~ -CFV ~ +CFV:

  • salute, p = 0,000[3],

  • percezione soggettiva della propria salute[1], 1,78(0,94) ~ 1,50(0,9) ~ 1,46(0,87) ~ 1,57(0,87), p = 0,000,

  • malattie croniche[1], 1,29(1,60) ~ 1,00(1,64) ~ 0,92(1,29) ~ 1,03(1,60), p = 0,000[4],

  • rischio cardiovascolare[1], 2,02(1,74) ~ 1,96(0,75) ~ 2,01(0,71) ~ 1,98(0,73), p = 0,150[4] (non significativo),

  • limitazioni e/o disabilità[2], 2,62(0,66) ~ 2,71(0,62) ~ 2,71(0,59) ~ 2,73(0,61), p = 0,002[4],

  • cure mediche, p = 0,000[3],

  • nr di visite[1], 1,69(1,33) ~ 1,68(1,27) ~ 1,43(1,02) ~ 1,60(1,22), p = 0,003[4],

  • nr di vaccinazioni[2], 3,22(2,28) ~ 3,65(2,15) ~ 3,59 (2,02) ~ 3,61(2,13), p = 0,005[4],

  • nr di trattamenti preventivi[2], 1,25(1,07) ~ 1,39(1,07) ~ 1,29(1,07) ~ 1,26(1,05), p = 0,033[4].

con [1] un punteggio più elevato indica un risultato peggiore, [2] un punteggio più elevato indica un risultato migliore, [3] analisi multivariata, [4] analisi univariata. Analisi condotte sui soggetti collegati per età, sesso, SSE, controllando IMC, attività fisica, nr di sigarette/giorno, consumo di alcol.

Differenze significative per malattie croniche:

  • allergie, 30,6% ~ 18,2% ~ 20,3% ~, p = 0,000,
  • incontinenza urinaria, 2,1% ~ 3,9% ~ 2,7% ~ 6,4%, p = 0,023,
  • tumore, 4,8% ~ 3,3% ~ 1,2% ~ 1,8%, p = 0,022,
  • ansia/depressione, 9,4% ~ 4,8% ~ 5,8% ~ 4,5%, p = 0,036.

Differenze significative per qualità della vita (formulario WHOQOL), media(deviazione standard:

  • qualità della vita, P = 0,291[2] (non significativo),
  • salute fisica[1], 17,16(3,26) ~ 17,52(2,95) ~ 17,68(2,90) ~17,40(2,86), p = 0,026[3],
  • salute psicologica[1], 16,50(2,74) ~ 16,75(2,42) ~ 16,88(2,33) ~ 16,66(2,24), p = 0,116[3] (non significativo),
  • relazioni sociali[1], 16,59(2,92) ~ 16,99(2,49) ~ 16,96(2,38) ~ 16,88(2,63), p = 0,043[3],
  • ambiente[1], 16,16(2,26) ~ 16,44(2,11) ~ 16,56(1,98) ~ 16,45(2,08), p = 0,037[3],

con [1] un punteggio più elevato indica un risultato migliore, [2] analisi multivariata, [3] analisi univariata. Analiisi condotte sui soggetti collegati per età, sesso, SSE, controllando per IMC, attività fisica, nr di sigarette/giorno, consumo di alcol.

Conclusioni

Tirando le somme, in questo campione rappresentativo della popolazione austriaca il veg(etari)ani riportano peggiori condizioni di salute e qualità della vita, fanno un maggiore ricorso a cure mediche ma un minore ricorso a trattamenti preventivi. D’altronde, l’aumentato consumo di grassi animali è in relazione positiva e lineare con l’IMC, fatto comprensibile dal momento che si tratta del nutriente più calorico. Lasciando la parola agli autori:

Our results revealed that a vegetarian diet is related to a lower BMI and less frequent alcohol consumption. Moreovee, our results showed that a vegetarian diet is associated with pooreer health (higher incidend of cancer, allergies, and mental disorders), a higher need for health care, and poorer quality of life

I risultati mostrano che una dieta vegetariana è associata a un IMC e a un consumo di alcol inferiori. Indicano, poi, che una dieta vegetariana è associata a peggiori condizioni di salute (maggiore incidenza di tumori, allergie e problemi mentali), a un maggior bisogno di cure mediche, e a una qualità della vita peggiore.

Se guardiamo alle malattie croniche e alla percezione soggettiva della propria salute, il gruppo V riporta per i primi un numero più elevato e più di frequente, per le seconde condizioni peggiori. Una possibile spiegazione è che la cosa sia frutto di causalità inversa, se consideriamo che un’alimentazione priva di carne viene talvolta consigliata come strumento terapeutico; tuttavia, altri studi non hanno evidenziato differenze significative circa l’incidenza di tali malattie, dunque una simile interpretazione può considerarsi tutt’al più speculativa.

Passando alle malattie croniche, in questo studio il gruppo V riporta un’incidenza di tumori significativamente superiore, il che ci riporta alla citazione in apertura sulle “evidenze […] piuttosto incoerenti”: un lavoro ben più corposo come l’EPIC-Oxford 2009 ha infatti mostrato sia una identica mortalità per tumore V ∼ NV, sia una più alta mortalità per tumore al pancreas tra i primi e per tumore allo stomaco tra i secondi. Insomma, presenza o assenza di carne non costituiscono un discrimine assoluto (a ben vedere, e ritornando all’EPIC-Oxford, l’unico alimento regolarmente correlato a esiti positivi è il pesce…), altri fattori sono ben più importanti. E siccome questi si accompagnano frequentemente a un certo tipo di alimentazione, probabilmente anche in quanto percepito come più salutare nonostante la mancanza di riscontri fattuali, tale sbilanciamento confonde il quadro.

Se consideriamo i problemi mentali, gli autori ci ricordano che gli effetti del veg(etari)anesimo sono risultati finora divergenti, ma nel presente studio il gruppo V riporta un’incidenza superiore di ansia e/o depressione, e, come abbiamo detto, una qualità della vita inferiore in termini di salute fisica, ambiente e relazioni sociali. Il maggiore ricorso a trattamenti medici, tranne di tipo preventivo, si allinea alla maggiore prevalenza di malattie croniche.

Pro e contro

Nessuno studio è perfetto, dunque bisogna dire che le conclusioni del presente lavoro sono limitate dalla mancanza d’informazioni alimentari più dettagliate, dal fatto di avere raccolto dati che fotografano una data situazione in un dato momento anziché aver seguito i soggetti per un certo periodo di tempo, dall’incertezza tra causalità diretta e inversa (diversa alimentazione → ricadute sulla salute oppure problemi di salute → cambiamenti nell’alimentazione). D’altra parte, la mancanza di dati credibili circa il valore terapeutico di una dieta priva di carne getta seri dubbi sulla validità della seconda interpretazione.

Tra i punti di forza troviamo la rappresentatività del campione, l’avere incluso tutti in veg(etari)ani in esso presenti, le informazioni personali dettagliate e l’aver collegato tra loro membri di gruppi diversi. Tutto ciò fornisce un quadro affidabile della situazione, e permette di osservare con buona sicurezza come le scelte alimentari si correlano alla salute dell’individuo; soprattutto, possiamo vedere in quale gradazione si dispone la variabile “consumo di carne”: a meno di ammettere la possibilità della causalità inversa, l’aspettativa “consumo minore = salute migliore” non è concretamente attestata. Di nuovo.

[l’Umano]



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