Conversazioni telefoniche Gheddafi-Tony Blair, trascrizione #2

Di seguito la trascrizione della seconda telefonata occorsa tra Gheddafi e Tony Blair, 15:35-16:00

Seconda conversazione tra Tony Blair e l’ex capo di stato libico, il quale, come abbiamo visto, aveva predetto l’invasione di “rifugiati”, alias migranti, in Europa. Buona lettura.


TB: Ho parlato con certe persone, la questione cruciale è che i bagni di sangue e le violenze devono assolutamente fermarsi.

Gh: Chi l’ha detto? È sicuro al 100% che non sta succedendo nulla.

0144b_5565-tony-blairTB: Questo è quanto riportano i notiziari, lasci che mi spieghi, perché ho parlato con certe persone, e vogliono tutti che la cosa si concluda in maniera pacifica.

Gh: Non ci sono combattimenti in Libia, chi l’ha detto? Vogliono qualcos’altro. È una campagna di colonizzazione, dobbiamo sconfiggere questa colonizzazione. Non succede nulla qui, niente combattimenti, niente sangue. Venite a Tripoli, venite a vedere.

TB: Crediamo ci siano dei combattimenti in corso, se ha un posto sicuro in cui recarsi farebbe meglio ad andarci, la cosa non si concluderà pacificamente e deve ancora iniziare un processo di cambiamento, un processo che possa essere gestito, e dobbiamo ancora trovare il modo.

Gh: Sembra che sia una colonizzazione, dovrò armare la popolazione e prepararla a combattere.

TB: Se il leader vuole mettere fine alle violenze deve capire come viene vista la cosa dal mondo esterno. La mia preoccupazione è come [si possa] fare in modo che avvenga il più pacificamente possibile. Bisogna trovare una via d’uscita. La cosa migliore è impegnarsi in un processo che porti a un cambiamento pacifico.

Gh: Ci saranno dei morti tra la popolazione libica, causeranno dei danni nel Mediterraneo, in Europa e nel mondo intero, questi gruppi armati stanno usando la situazione come una giustificazione. E noi li combatteremo.

TB: Deve provare a fare qualcosa per permettere che questo processo abbia luogo, e l’unico modo è dire alla popolazione che s’impegnerà in un processo di cambiamento, che dirà alle sue forze di non usare la violenza contro la popolazione e la cosa verrà gestita in maniera adeguata e pacifica, bisogna che si metta in una posizione in cui la Libia sia preparata a gestirla pacificamente. Gli Stati Uniti e l’Europa si trovano in una posizione difficile in questo momento, ho bisogno di portar loro qualcosa che dia la certezza di tale conclusione.

Gh: Non ho poteri né un mandato, non sono il presidente, non ho nulla cui rinunciare, questo ruolo è della popolazione libica vogliono cambiare il [??].

TB: Alla luce di quanto è successo non credo possa accadere, faccia qualcosa che permetta di iniziare il cambiamento, le violenze devono fermarsi e occorre dare forma a una nuova costituzione. La cosa più importante è iniziare il processo di cambiamento, e si può fare solamente se il leader darà il segnale d’inizio. E se sarà esplicito nel dire che occorre fermare le violenze e darà un segno che vuole il cambiamento. Ripeterò ciò che mi è stato detto, se ha un modo per andarsene dovrebbe farlo adesso. Ritengo che la cosa possa avvenire in maniera pacifica, però deve agire ora e dare un segnale che lei vuole che ciò succeda.

Gh: Dove dovrebbe andare [il leader]? Non ha alcun mandato.

TB: La posizione del leader è cruciale, se dà indicazioni che vuole che la cosa succeda ora e si farà da parte e andrà in un qualche luogo sicuro, credo che si risolverà tutto in maniera pacifica. Se desidera che abbia luogo, posso far avere questo messaggio alle persone con cui ho parlato. C’è un processo di cambiamento che deve aver luogo, l’ha detto chiaramente lo stesso leader. Deve far capire che accetta tale cambiamento, e dovrà farsi da parte e lasciare che avvenga pacificamente.

Gh: Non c’è nessun bagno di sangue, è tutto molto tranquillo, ma se volete prendervi la Libia siamo pronti a combattere, sarà come in Iraq. Perché non venite a vedere com’è Tripoli?

TB: Mi lasci chiedere… sarò chiaro, nessuno vuole ricolonizzare la Libia, la Libia è della sua gente.

dubbio
davvero “nessuno” lo vuole?

Gh: Lasciateci stare, se volete vedere [guardate al]la TV libica, guardate la quantità di dimostrazioni in supporto, la TV mostra la quantità, sappiamo come sistemare le cose.

Gh avvicina il telefono alla TV, non ci sono combattimenti, non ci sono dimostrazioni, “lunga vita a Gheddafi”, un bambino grida.

Gh: Venite a Tripoli e guardate voi stessi.

TB: Lasci che controlli. In questo momento mi trovo in Kuwait, ma sono in ansia a causa del fatto che la cosa procede molto, molto rapidamente e non so che succederà se non riusciamo a trovare una via d’uscita nelle prossime ore. Il colonnello può facilitare la cosa, e se non lo farà finiremo per avere un bagno di sangue per gran parte della popolazione libica, e non vorrei che succedesse.

Gh: Non c’è nessun bagno di sangue né combattimenti, venite a vedere da voi. Ci sono persone che diffondono delle voci tramite le stazioni TV, sono persone provenienti da Guantanamo, conosciamo i loro nomi, sostengono al-Qaida… voi supportate al-Qaida?

TB: No, assolutamente no, la cosa importante è, come possiamo arrivare a un punto in cui la cosa può concludersi in maniera pacifica? Se la gente vedesse il leader farsi da parte ne sarebbe lieta, ma se la cosa continuerà per un altro giorno o due supereremo quel punto. Lo dico perché lo credo profondamente. Se non riusciremo a trovare presto una via d’uscita finiremo oltre il punto di non ritorno.

Gh: Ci sono dei combattimenti in corso in Algeria, Afghanistan e Pakistan, voi supportate il terrorismo?

TB: Siamo totalmente contrari al terrorismo e ad al-Qaida. In questo momento l’unica via d’uscita è permettere che abbia luogo un processo di cambiamento costituzionale,.

Gh: Gli elementi di al-Qaida non sono favorevoli al cambiamento, non sono queste le loro richieste. Sono dei ragazzi, nessuno parla di cambiamento o della costituzione.

TB: Ma proprio per questo è importante che il colonnello prenda l’iniziativa e parli di un cambiamento. Voglio trasmettere questo messaggio, è una questione d’urgenza, ed è l’ultima possibilità di far iniziare questo processo in maniera pacifica. Non so se mi sarà possibile venire.

Gh: Significa che invierete un intervento militare se la cosa non si risolverà pacificamente?

TB: Assolutamente no, non lo vuole nessuno, nessuno ha in mente una cosa simile e non si tratta di ricolonizzazione. A meno che non sia un corso un processo pacifico di cambiamento, andranno avanti. Ciò che desidero è mettere in moto un qualcosa che sia pacifico, e non un confronto violento.

libia
volevano tutti che fosse “della sua gente”, esatto, è così evidente

Gh: Quella gente in Nigeria, in Afghanistan, i talebani hanno una costituzione.

TB: Il leader è l’unica persona che possa riuscire a far sì che si svolga in maniera pacifica. Se non si verificherà in fretta, la popolazione libica ne farà una cosa davvero distruttiva.

0144_comedonchisciotte-controinformazione-alternativa-gheddafi-onuGh: Questo non potrebbe succedere. Se non ci sarà un vostro intervento, questa sera fornirò armi alla popolazione.

TB: Non è quello che vogliamo.

Gh: Noi non abbiamo problemi, lasciateci stare. Se dite seriamente e cercate la verità, salite su un aereo e venite a vedere.

TB: Farò domande. Ho tentato di portare il messaggio e spero che il colonnello rifletterà su ciò che ho detto e sul fatto che c’è bisogno che prenda l’iniziativa. Mi piacerebbe offrire una via d’uscita pacifica.

Gh: Venite a vedere la situazione.

TB: Tenga aperte le linee [telefoniche].


Ebbene, questa la seconda conversazione. Ancora, Gheddafi annuncia ciò che sarebbe successo. Ancora, Blair insiste ripetutamente sulla supposta necessità di un “cambiamento pacifico”, ammonisce riguardo certi presunti “bagni di sangue”, per poi asserire che, no, nessuno vuole inviare interventi militari in Libia:

Gh: ma se volete prendervi la Libia siamo pronti a combattere

TB: nessuno vuole ricolonizzare la Libia

e poi, risolutamente,

TB: la Libia è della sua gente.

Le ultime parole famose. Alla luce di ciò che è successo in seguito, particolarmente dei menzionati piani francesi anti moneta africana, sembra davvero impossibile credergli. E soprattutto, l’insistenza sul termine “pacifico”: per quale ragione chiedere una cosa simile in quelle condizioni, ovvero, con il paese minacciato militarmente da un’organizzazione terroristica, perché fissarsi tanto sulla presunta importanza di non ricorrere alle armi? Sulla necessità, stabilita da altri (“ciò che mi è stato detto”), per il leader di allontanarsi e lasciare il paese senza una guida? È quanto voleva la popolazione per cui si preoccupavano tanto, forse? Nient’affatto:

TB: Non è quello che vogliamo.

tradotto dal politichese, qualcuno dall’esterno voleva un certo corso degli eventi. Perché mai tutto ciò, se non al fine di mantenere la Libia in uno stato d’incertezza e debolezza? Non c’è nulla d’inerentemente positivo nello scegliere sempre, a prescindere, la soluzione più “pacifica”, occorre invece quella più adatta, che prospetti il miglior rapporto costi/benefici. Non c’è nulla d’inerentemente positivo nell’essere indifesi per principio. Una simile forma mentis è pericolosa, ha portato alla rovina di un paese e sta avendo lo stesso effetto sull’Europa intera. Chiediamoci due cose:

  1. se non sia superiore la posizione di chi sviluppa le capacità, fisiche e mentali, per essere violento e aggressivo al bisogno, ma tranquillo e pacato quando il bisogno non c’è,
  2. se le organizzazioni internazionali, i presunti “buoni”, stiano realmente lì per perseguire ciò che è meglio per tutti anziché il proprio tornaconto.

[l’Umano]



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