Pseudo esperti & luminari, atto 2 – Daniela Martani e i seri problemi da mancanza di cibi di origine animale nell’alimentazione

Nel variegato panorama nostrano di signor nessuno che si propongono come intellettuali e portatori di verità pochi individui sono in grado di rivaleggiare con Daniela Martani e i suoi deliri erbivori. Vantando una serie di competenze come non se ne sono mai viste, costei ha deciso che 1) lei, in quanto vegana, ha ragione e si è evoluta, 2) chi non è vegano ha torto e deve ancora evolversi. Rappresenta inoltre la dimostrazione vivente dei danni causati dal rifiuto di una buona bistecca al sangue.

Daniela Martani ha al suo attivo un curriculum che farebbe invidia a chiunque: già hostess Alitalia (probabilmente perché le altre compagnie aeree chiedevano di parlare almeno l’inglese), concorrente del Grande Fratello, nona edizione, in cui ha dimostrato lo spessore della sua personalità e integrità lavorativa[1], dopo qualche comparsata televisiva di alto livello (tipo Giletti e Chiambretti…) pare si sia data a fare la dj per mantenersi. Roba di alto profilo, insomma. Eppure non è finita qui, infatti, seguendo un iter talvolta intrapreso da personaggi fino a un certo momento noti e poi dimenticati, ha cercato una maniera per continuare a far parlare di sé a tutti i costi, nello specifico dandosi al veganesimo e andando a protestare contro qualunque cosa, inclusa la mattanza dei moscerini sui parabrezza delle macchine (un minuto di silenzio per i moscerini). Con l’unico risultato, insomma, di ricordarci una volta ancora quanto tale scelta non sia affatto sinonimo di salute, anche mentale. Incidentalmente, ad esempio a questo studio datato 2010 sull’utilità per il corpo umano dell’acido grasso DHA,

Questi risultati suggeriscono che l’acido docosaesaesonico (DHA) sia associato alla salute cerebrale nel corso della vita e possa avere implicazioni nell’ambito di studi clinici sui disordini neuropsichiatrici.[2]

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“Ho detto no alla salute, sì al facile moralismo”

Indovinate quale cibo ne rappresenta la fonte migliore? Il pesce. Indovinate ora chi ne fa registrare livelli particolarmente bassi, in assenza d’integratori? Esatto, i vegetariani e ancor più i vegani. Stando poi a un altro studio condotto sugli effetti dei grassi alimentari relativamente alla salute umana,

 

Analisi accurate degli acidi grassi sia nell’alimentazione sia nel plasma suggeriscono che con un consumo moderato di carne e pesce si mantenga un profilo di acidi grassi plasmatici potenzialmente più favorevole a un buono stato di salute.[3]

Insomma, cosette su cui sarebbe opportuno riflettere. Ma torniamo alla Danielona. Ormai da un po’ di tempo ero intenzionato a condividere alcune perle partorite da cotanta mente, per cui le parole raccolte in un trafiletto di un supplemento al GUVI, il Giornale Ufficioso dei Veg(etari)ani Italiani (alias Repubblica), sembrano capitare a fagiolo. Vediamo dunque cosa ci racconta dall’alto della sconfinata saggezza che, com’è noto, si acquisisce immediatamente non appena si diventa erbivori:

<<Avrei voluto essere nata vegana, crescere senza mai aver ingerito un pezzo di cadavere o fluido mammario di altre specie viventi>>.

picarddoublefacepalm-1E io vorrei che ci fosse nata. Seriamente. Così ora sarebbe più serena e non romperebbe le palle al mondo con i suoi deliri. Davvero, a che pro dichiarare una cosa simile? Non capisco per quale motivo ritiene che ciò avrebbe fatto di lei una persona migliore. O che in tal modo avrebbe reso un qualche servizio all’ambiente, perché anche di questo si convince certa gente. In realtà, il mondo sarebbe esattamente lo stesso, avrebbe girato come ha fatto negli anni in cui la Dani ha mangiato da persona normale, anche la sua vita sarebbe stata essenzialmente la stessa, solo, non essendo nata vegana ha corso meno rischi di carenze nutrizionali e problemi dello sviluppo[4][5]. Siamo animali onnivori, che le piaccia o meno, quindi ingerire  “pezzi di cadaveri” è il comportamento più naturale. Si chiama catena alimentare. Il fatto che ciò la trova ideologicamente o emotivamente contraria non rende la realtà meno reale. E, benché la cosa non le piaccia, la Natura non si sbaglia.

Tra l’altro, siccome non usa “carcassa” per “animale morto”, bensì”cadavere”, potremmo provare un giochetto, ovvero estendere l’uso di quest’ultimo termine anche a “pianta morta” e chiederle come mai non ha problemi con l’atto di sradicare una carota, ovvero uccidere una pianta, per cibarsene. Dopo tutto si riferisce solo alla morte delle “specie viventi”, no? A meno che non voglia proporre qualche criterio secondo cui una mucca vale più di un albero (e, in tal caso, perché una persona non varrebbe più di una mucca?), la morte è sempre la morte, tanto nel regno animale quanto in quello vegetale. La verità davanti a cui molti chiudono gli occhi: occorre che una vita muoia perché un’altra possa sostentarsi. Se crede di poter circumnavigare questa semplice regola, che provi a starsene sdraiata a letto a leggere per un mese intero senza toccare cibo, poi ci racconterà come si sente.

Anzi: nazi-vegana, come la chiamano alcuni. <<Ma quale nazi! È inaccettabile: i nazisti hanno ammazzato milioni di persone, un vegano lotta per la vita>>, protesta lei.

Già, lotta per vita… selettivamente. È proprio in nome di questa lotta che preferisce arare un campo anziché mangiare una mucca, con le devastanti conseguenze (ricordate qui) per il suolo e la miriade di animali che lo abitavano. Una vita sola in cambio di migliaia. Insetti, piccoli mammiferi e quant’altro, sterminati da macchinari e prodotti chimici.[6] Tutto ciò ha così tanto senso… ma poi, cos’è “la vita”? Se intendiamo qualcosa come “essere un organismo che nasce, cresce e muore; avere delle funzioni vitali” allora un pioppo è tanto vivo quanto un suino, e quando la nostra hostess dj si mangia una carota o una cipolla consuma una pianta morta, niente di più, niente di meno. Insomma, se proprio desidera ergersi su un piedistallo a farci la morale, sarebbe quantomeno opportuno scegliere una di due opzioni:

  • armarsi con argomentazioni un filo più raffinate, anziché simili pataccate confuse,
  • adottare un comportamento coerente e dunque vivere di aria ed energia cosmica.

Ritenta Dani, sarai più fortunata.

<<Ma non è una dieta, è un movimento di liberazione animale, la scelta etica di non essere più complici del massacro>>, chiarisce.

E, come sempre, chi ha pochi argomenti si rifugia nel vago e nel tragico: è una “scelta etica”, il rifiuto di un “massacro”. Sebbene non se ne renda ovviamente conto, l’etica rappresenta un insieme di valori arbitrati condivisi da un gruppo. Vero, sembrano esistere alcuni punti in comune a ogni cultura (ad es. infanticidio, furto, rispetto per gli anziani…), tuttavia sono limitati e, a ben vedere, motivati dal bisogno di sicurezza interna: se in un gruppo X stabiliamo, anche solo per tacito accordo, che nessuno ruba a nessuno viviamo in maggiore tranquillità in quanto non dobbiamo guardarci le spalle dai nostri stessi compagni. Una scelta dettata non da un sentimento di giustizia universale, bensì da motivi pratici.

Ora, il fatto che, in materia di etica, nel mondo occidentale sembra essersi sviluppato un pensiero largamente condiviso non ne fa l’unico e assoluto, e ci appare subito evidente se ripensiamo ai sistemi più antichi in vigore presso i nostri antenati. Ugualmente, il fatto che un determinato gruppo di erbivori sparsi per i continenti condivide alcuni valori (mai esistiti in nessun’altra cultura, peraltro: l’apparato etico più simile si ritrova nel giainismo i cui adepti, benché vegetariani, non mangiano cibi che sono radici di piante, ovvero cipolle, patate ecc.[7], e neppure il noioso Dalai Lama è in realtà vegetariano[8]) non rende tali valori migliori sulla piazza né costituisce un motivo per imporli al prossimo tramite la menzogna e i sensi di colpa. Riflettiamo un attimo: considerando che, come ricordato poco sopra, la continuazione di una vita richiede necessariamente la morte di un’altra. Cosa rende “etico”, e non stupido, il rifiuto di una verità alla base dell’esistenza?

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a modo loro erano pur sempre vive

Ma quale “massacro”, poi? L’uccisione di animali per mangiarli? Ovvero, ciò che succede giornalmente nel regno animale? No, non credo sia scesa a un livello tale da definire un leone o un orso immorali; naturalmente si riferirà alla produzione alimentare per uso umano, la quale è in effetti schizzata in alto ultimamente, e tuttavia, se proprio vuole opporsi a un sistema, prima occorrerebbe porsi (almeno) due domande:

 

  1. per quale ragione attacco il sistema, che è il prodotto di una causa, anziché la causa stessa?
  2. perché l’agricoltura (fonte di devastazioni ambientali nonché di un numero di morti infinitamente superiore) dovrebbe essere da favorire?
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stime, elaborate dalle Nazioni Unite, della crescita nella popolazione umana, periodo 1800-2100

Ebbene, la risposta alla prima domanda è semplice: perché le cause risiedono nell’oggettiva sovrappopolazione mondiale (poco più d’1 miliardo d’individui a inizio ‘900, oltre 7 miliardi oggi, vedi a lato) oltreché nello stile di vita occidentale orrendamente agiato. Chiaramente, nessuno vedrebbe di buon occhio un’attivista che gridi: “Ci sono troppe persone al mondo, deve morire più gente!” oppure “Dobbiamo smetterla di usare la lavatrice e i termosifoni, tutti giù al fiume vestiti in strati di pelliccie!” Nessuno, inoltre, accetterebbe con piacere la prospettiva che i propri cari rischino di morire d’influenza, né rinuncerebbe volentieri alle numerose comodità ormai date per scontato quali frigorifero, edifici in muratura, serre per coltivare, ombrelli, materassi, scarpe, cellulari, macchine, cuscini, coperte, piumoni, tubature per l’acqua potabile e scarichi per il gabinetto e la doccia, nonché medicinali, interventi chirurgici, tablet, previsioni meteo, libri, televisione e quant’altro. Quantomeno per l’immediato futuro, tutto ciò è destinato a restare.

La risposta alla seconda domanda è altrettanto semplice: perché l’agricoltura rende più facile ignorare la morte che occorre alla nostra sopravvivenza. Tralasciando la vita delle piante, ascoltiamo un momento quanto ci racconta Diana Rodgers, dietista e allevatrice/agricoltrice americana, in questo podcast

Voglio dire, mi piace ricordare quanti conigli vivono nei campi di soia e grano perché la gente tende a… quando si parla di tutte quelle creature diverse, i conigli sono quelli che colpiscono per davvero. Insomma, quei campi brulicano di vita, ci sono mammiferi di ogni genere che corrono qua e là e quando passa un trattore a raccogliere il grano muoiono tutti. Poi, se pensiamo alla biodiversità che si perde quando vengono spruzzate delle sostanze chimiche, a tutte le api che muoiono, alle farfalle, agli uccelli che mangiano le api e le farfalle, alla perdita della conformazione dell’ambiente quando un campo, che sia una foresta o un terreno da pascolo, viene trasformato in terreno da coltivare… una dieta di tipo vegano o vegetariano richiede una devastazione notevole, non si tratta quindi di alimentazioni prive di spargimenti di sangue.[9]

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anche questo è un “massacro”, solo, non si vede

In definitiva, la sua “scelta etica” propone di liberare alcuni animali, ovvero quelli che possiamo vedere in un allevamento, e scambiare le loro vite con quelle di milioni, miliardi di altri esseri, sempre animali, solo, non visibili nell’immediato in un campo da arare. Etica? Dipende. Logica e ragionevole? Proprio no.

Perché <<uomini e animali hanno lo stesso diritto di vivere>>

Il “diritto di vivere” è una costruzione metafisica strettamente limitata alla società umana, tant’è che nessuno si sognerebbe di accusare di omicidio un orso o un cane (speriamo succeda mai!). È un pensiero, esiste unicamente nel cervello dell’uomo, e non ha il minimo riscontro in Natura, dove la vita non viene protetta da alcuna filosofia, religione o entità governativa. Purtroppo, considerarsi titolari di diritti innati sta portando la “società civile” a un abisso di degenerazione e pigrizia mentale e caratteriale mai visto: stiamo perdendo la consapevolezza di una nozione importante, ovvero, il benessere di cui siamo circondati non è un fatto dovuto, bensì una condizione enormemente privilegiata rispetto tanto ai nostri predecessori quanto a tutto il resto del mondo esistente fuori dai nostri confini urbani. Essenzialmente, stiamo perdendo la capacità di guardare alla realtà genuina del mondo in favore di un’illusione di serenità e ricchezza, iniziamo a credere davvero che i nostri “diritti umani” esisterebbero anche qualora mancasse il complesso sistema filosofico-giuridico-statale su cui poggiano. Assurdo, assolutamente assurdo.

La battaglia, racconta, è difficile: <<Siamo sotto attacco, tocchiamo interessi, ci considerano pazzi>>.

Toccano interessi! L’ennesima affermazione ripetuta come un mantra. Diversi anni fa poteva effettivamente corrispondere al vero, ormai, però, alla luce dei numeri del settore alimentare, è diventata assolutamente risibile: sbattuti sulla prima pagina dello stesso supplemento che ha ospitato la saggezza della Daniela troviamo:

  • aumento pari al 22,1% della vendita di prodotti a base di soia, pari a 176 milioni€/anno;
  • 2,5 miliardi€(!!!!) il giro d’affari dei cosiddetti “superfood” (che di super non hanno nulla a parte il prezzo) particolarmente ricercati da veg(etari)ani snob, hipster alternativi, amanti dell’omeopatia e quant’altro, benché siano essenzialmente nient’altro che erbe, spezie, e qualche cibo esotico;
  • rispetto ai prodotti tradizionali, la redditività dei marchi bio, vegan e senza glutine risulta essere 5 volte superiore.

Insomma, toccano sì degli interessi, i propri! Essendo i prodotti vegani per definizione sostitutivi dei cibi di origine animale, è assolutamente nel loro interesse attaccare questi ultimi, e non sorprende che i concorrenti rispondano attaccando a loro volta. O almeno, non dovrebbe sorprendere, ma abbiamo già visto gli effetti della mancanza di certi acidi grassi sulle capacità cognitive.

Riguardo all’essere considerati “pazzi”, penso basti ricordare un singolo episodio: fine aprile 2013, alcuni attivisti

hanno occupato lo stabulario e il dipartimento di Farmacologia dell’università di Milano e del Cnr, portando via circa 200 roditori e una decina di conigli, aprendo le gabbiette e cambiando posto a topi, ratti e conigli rimasti, tenuti divisi in base ai trattamenti sottoposti.

gli animali “salvati” dai nostri “eroi”

Non possono essere liberati in natura […] perché hanno sempre vissuto in gabbia, mangiano cibi controllati, alcuni hanno malattie genetiche e sarebbero subito preda di altri animali. Tutto questo ha annullato ricerche e finanziamenti ottenuti a fatica.

come risultato

Non solo hanno provocato danni economici e alla ricerca, vanificando il lavoro di anni sullo studio di malattie gravi come Alzheimer, Parkinson, autismo, sclerosi multipla, ma rischiano di ottenere il risultato opposto a quello voluto, cioè far uccidere gli animali che volevano liberare. […] Gli animalisti si sono arrogati il diritto di bloccare le ricerche approvate dal Ministero della ricerca, condotte secondo tutte le norme nazionali e internazionali, finanziate da enti pubblici e da fondazioni onlus, sostenute dalle donazioni di cittadini generosi interessati alla salute pubblica.

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le espressioni di chi ha piena consapevolezza delle proprie azioni e relative conseguenze

Qui uno tra i numerosi articoli sul fattaccio. Riassumendo, mentre circa due anni fa

Dei ricercatori australiani hanno elaborato una tecnica non invasiva a ultrasuoni che libera il cervello dalle placche amiloidi neurotossiche, strutture responsabili della perdita della memoria e del declino delle capacità cognitive nei pazienti affetti da Alzheimer. […] Il gruppo riferisce di aver fatto recuperare completamente la memoria al 75% dei topi su cui l’hanno testata senza danni per il tessuto cerebrale circostante.[10]

i compari della Martani hanno provocato: danni alla di ricerca su malattie gravi, danni alla posizione della ricerca italiana nel mondo, spreco di denaro, danni agli stessi animali. Il tutto per “salvare” alcuni topi e conigli. Ah, e per “battersi contro la vivisezione”, nonostante fosse già stata dichiarata fuori legge da tempo, nonché obbligare chi la pensa diversamente da loro a uniformarsi all’ideologia vegana. Tutto ciò perseguendo un autoattribuito compito salvifico. Francamente, penso dovrebbe nascere in chiunque il legittimo sospetto che siano matti come cavalli.

Un ruolo scomodo, fare da testimonial: <<Sta diventando una guerra spietata, ho ricevuto tante minacce>>. Le ultime (<<almeno cinquemila>>, sta facendo un censimento), sono arrivate dopo un post sul karma di Amatrice, che giura di non aver scritto lei, ma che le ha ispirato una ulteriore missione: <<Mi voglio battere contro il cyber bullismo, li denuncio tutti>>.

Cosa dire, una conclusione in linea con il personaggio: “io sono quella buona, i cattivi mi minacciano”, come se nella “guerra spietata” la sua parte fosse quella innocua, intenta a vivere la propria vita senza chiedere pane, anziché un gruppo di fanatici decisi a perseguire un programma di conversione mondiale. amatricianaIl tutto accompagnato da un’improbabile difesa per un post alquanto triste, articolata secondo lo stile “negare sempre, negare tutto” in voga tra i bambini richiamati dalla maestra. Come si può pensare che “ma non sono stata io!” sia sufficiente per essere creduta? Chi avrebbe potuto o voluto accedere al suo account facebook, e perché? Visti e considerati certi commenti, pieni di amor vegano, raccolti da pagine quali Vegano Stammi Lontano e suscitati da eventi ben meno importanti quali la morte di un cacciatore, perché dovremmo dubitare che sia realmente capace di gioire per quel terremoto? Mah. Nel dubbio, negare sempre.

Ciliegina sulla torta, l’ispirazione divina ad assumere il mantello di poliziotta anti-cyberbullismo! Altra “missione” autoimposta, che per quanto mi riguarda sa tanto di megalomania. In fondo, per quale motivo dovremmo lasciare che i ragazzi crescano da sé, o insegnare loro a maturare del carattere, a non permettere che i bulli mettano loro i piedi in testa? Molto meglio aiutarli a rimanere nella bambagia dell’infanzia senza mai affrontare una singola difficoltà. O forse no?

[l’Umano]



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[1] Alla terza settimana è uscita volontariamente dopo aver scoperto di una contestazione disciplinare in atto verso di lei: a quanto pare, infatti, prima che iniziasse il programma aveva firmato un contratto di lavoro, t.i. per di più, e avrebbe perciò dovuto prendere servizio il 22 gennaio. In quella data era nella casa 2 settimane, evidentemente senza avere avvisato datori di lavoro né produzione televisiva, visto che in quel caso, di fronte a tanta serietà professionale, suppongo le avrebbero detto “No dai, è uno scherzo” .(https://it.wikipedia.org/wiki/Grande_Fratello_(nona_edizione)#Episodi_di_particolare_rilievo)

[2] testo in inglese

These findings suggest that DHA is related to brain health throughout the lifespan and may have implications for clinical trials of neuropsychiatric disorders.

[3] testo in inglese

Thus, accurate dietary and plasma FA analyses suggest that regular moderate consumption of meat and fish maintains a plasma FA profile possibly more conducive to good health.

[4] Disturbi neurologici e della funzionalità cognitiva negli adolescenti sottoposti a dieta vegana e macrobiotica

[5] Carenza di zinco in adulti vegetariani

[6] come spiega eloquentemente Lierre Keith nel libro The Vegetarian Myth e in quest’intervista (17:55-18:07)

(eng) You gotta understand what agriculture is. In very brute terms, you take a piece of land, you cleare every living thing off it, and I mean down to the bacteria, and then you plant to human use.

(it) Bisogna capire in cosa consiste l’agricoltura. Detto in modo molto brutale, si prende un pezzo di terra, si spazza via ogni forma di vita, inclusi i batteri, quindi si piantano cose per l’uso umano.

[7] https://en.wikipedia.org/wiki/Jain_vegetarianism#Practice

[8] come affermato da lui stesso

(eng) […] during a visit to the White House, he was offered a vegetarian menu but declined by replying, as he is known to do on occasion when dining in the company of non-vegetarians, “I’m a Tibetan monk, not a vegetarian”.

(it) […] durante una visita alla Casa Bianca gli venne offerto un menu vegetariano, ma lo rifiutò rispondendo, com’è solito fare in occasione di cene cui partecipano dei non vegetariani, “Sono un monaco tibetano, non un vegetariano.”

[9] così in inglese

I mean, I like to bring up how many bunnies live in these soy fields and wheat fields because people tend to—when you’re talking about all the different creatures, bunnies are the one that really gets people. So, these fields are teeming with life, they’ve got all kinds of little mammals that are running through them that when a tractor is coming through and harvesting the corn, all those animals die. And then if we think about all the biodiversity that’s lost from spraying of chemicals and all the bees that die, all the butterflies, all the birds that eat bees and butterflies, the loss of the natural landscape from turning a field from either a forest or a pasture to cropland… there’s a lot of devastation that happens from a vegan or vegetarian type diet, so it’s not a bloodless diet.

[10] qui un articolo in proposito, da cui ho tradotto quanto segue

Australians researchers have come up with a non-invasive ultrasound technology that clears the brain of neurotoxic amyloid plaques – structures that are responsible for memory loss and a decline in cognitive function in Alzheimer’s patients. […] The team reports fully restoring the memory function of 75 percent of the mice they tested it on, with zero damage to the surrounding brain tissue.

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