Animalismo: ignoranza, ideologia o un miscuglio pericoloso di entrambe?

Buonasera a tutti. Breve riflessione, quest’oggi, dedicata a una realtà che nel corso dell’ultimo paio d’anni ha fatto parecchio parlare di sé, e generalmente a causa della persistente intrusività dei suoi adepti nell’esistenza altrui: l’animalismo.

In questi nove mesi di vita pisana mi sono capitati numerose volte sotto gli occhi manifesti e volantini a tema animalista, l’ultimo dei quali mette in mostra un titolo che rimanda a una questione davvero trita e ritrita, ovvero

Vivisezione: scienza o follia?

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cliché a palate

Ebbene, trovandosi davanti simili parole la sensazione d’incredulità montante è davvero forte. Quantomeno, dovrebbe esserlo per chiunque non viva con la testa sotto la sabbia e possieda un minimo d’istruzione di base.

 

Condensare ben due stupidaggini e chili d’ideologia in quattro parole richiede arte, un’arte che gli amici animalisti padroneggiano con maestria. La prima parola è già fuori luogo: la vivisezione non viene praticata negli istituti di ricerca, ciò cui si riferiscono si chiama sperimentazione animale (SA) ed è una cosa ben diversa. La vivisezione, in realtà, non viene più praticata da quasi un secolo[1], ma di questo non fanno menzione dal momento che tutto il loro discorso… pardon, tutti i loro discorsi sono basati sull’impatto emotivo e, tolto tale fondamento, finiscono per crollare miseramente. Scrivono infatti, senza vergogna,

La gente […] viene messa di fronte a una scelta: o tuo figlio o il cane. Chiunque sceglie di salvare il figlio. Ma se sacrificare il cane non servisse a niente?

Una domanda che non richiede profonde conoscenze medico-scientifiche (ignote ai nostri amici), è sufficiente infatti digitare “animal testing nobel” su google per ritrovarsi, come primo risultato, un sito in cui sono raccolti decine di premi nobel per la medicina, dal 1901 al 2015, con tanto di modello animale utilizzato e applicazioni in campo medico. In particolare, dal 1979 abbiamo una sequenza ininterrotta di premi le cui fondamenta si ritrovano nella SA (a parte quello del 1983). Riassumendo, 1979, 2015, ben 36 anni, senza contare tutti quelli precedenti. Contrariamente a tanto materiale, l’unico caso che viene riesumato regolarmente per dare contro alla SA è l’ormai celebre medicinale chiamato Talidomide, chiamato però in causa senza nemmeno conoscerne la storia!

La talidomide non era però mai stata sperimentata su animali in stato di gravidanza prima che venisse approvato il suo impiego nelle donne incinte.

Il problema non fu dovuto all’inaffidabilità della ricerca, bensì al fatto che non ne era stata svolta abbastanza! Esiste solo un tipo di persona che, a fronte di ciò, può chiedersi “Ma se sacrificare il cane non servisse a niente?” con fare arrogante e retorico: un ignorante.

Fruit fly
non sacrificarmi, sono importante tanto quanto tuo figlio

Notiamo en passant la scelta del cane e l’uso del termine “sacrificare”, come se nei laboratori si usassero principalmente cani e tutti gli animali finissero per essere soppressi, nuovamente un appello all’emotività: “oh no i cagnolini sono pelosetti cucciolosi, ricercatori malvagi! Vivisettori asshasshini!!!!11!!!”. A quando un manifesto anti-SA con un bel moscerino della frutta in primo piano, modello utilizzato per, tra le altre cose, disturbi neurodegenerativi importanti quali Parkinson e Alzheimer? Risposta: a mai, ovviamente, in quanto non suscita una risposta emotiva sufficientemente forte nel passante medio.

Nonostante i fatti siano alla portata persino di un bambino, continuano imperterriti

Gli animali vengono utilizzati come modello simile all’uomo. Ma essi hanno caratteristiche e risposte molto diverse[…]la morfina funziona da sedativo negli umani e da eccitante nei gatti[…]la pennicillina se fosse stata somministrata a criceti o porcellini d’india li avrebbe uccisi, mentre si è rivelata essenziale per curare gli esseri umani. Questi pochi esempi possono aiutare a capire come testare sugli animali nuovi farmaci o nuove sostanze chimiche non da alcune garanzia di sicurezza, tant’è che in Italia negli ultimi 25 anni più di 30000 prodotti farmaceutici sono stati ritirati dal mercato perché si sono rivelati pericolosi o insicuri per gli esseri umani nonostante i soliti doverosi esperimenti sugli animali.

Sembra tutto molto chiaro, no? In realtà proprio l’ultimo esempio aiuta a capire come la loro ignoranza non conosce limite alcuno e come parlano non per fatti e dati, bensì per ideologia e sentimenti. E a nessuno importa dei sentimenti di un branco di bambini, a parte le loro mamme. Ebbene, se si fossero presi la briga di aprire un libro, o anche solo di cercare pennicillina” e “Alexander Fleming” su Wikipedia, avrebbero potuto imparare qualcosa, e cioè che

La scoperta della Penicillina da parte di Fleming fu preceduta da alcuni studi sulle muffe nei decenni precedenti. Nel 1895 il capitano medico della Regia Marina Militare Italiana Vincenzo Tiberio pubblicò sugli Annali di Igiene Sperimentale, una rivista pubblicata in italiano, quindi poco diffusa, il suo lavoro sulle proprietà antibatteriche delle muffe, tra cui il Penicillium glaucum. Tiberio sperimentò l’azione battericida degli estratti acquosi delle colture sia in vivo, su cavie e conigli, sia in coltura su stafilococco, sul batterio del tifo, carbonchio e colera.

Insomma, in realtà l’efficacia dei medicinali sviluppati tramite la SA non è limitata agli esseri umani come vorrebbero far credere lor signori. Ma “imparare” non è un termine che si sposa con le parole terminanti in -ismo: le ideologie non devono imparare nulla, essendo

4. Nel linguaggio corrente: a. Il complesso dei presupposti teorici e dei fini ideali (o comunque delle finalità che costituiscono il programma) di un partito, di un movimento politico, sociale, religioso e sim.[2]

Nascono fornite dei propri assiomi e non escono da quei paletti, rifiutandosi testardamente di contemplare qualunque cosa vi sia al di fuori. Vero, gli animali non umani possono esibire risposte diverse da noi a determinati stimoli; d’altra parte, è anche vero che determinati animali costituiscono un ottimo modello da cui partire anche perché possiedono delle caratteristiche ben più semplici rispetto a noi: come ci ricorda una meta-analisi di 3 modelli, ovvero lumaca, rospo e roditori

I meccanismi adattativi neurali presentano molte somiglianze in tutto il regno animale, permettendo così di studiare i fondamenti dell’adattamento umano in modelli animali selezioni con approcci sperimentali che non sarebbe possibile applicare all’uomo.[3]

Riflettiamo un attimo: quanti neuroni possiede una lumaca? E un essere umano? Quale può essere la differenza nel grado di difficoltà quando si vadano a studiare le rispettive reti neuronali? È chiaro a questo punto per quale ragione si parte da un modello non umano per poi passare alle persone una volta dato l’avvio alla ricerca.

Ancora, quali sono le aspettative di vita degli animali oggetto di studio? Prendiamo il topo, modello molto usato, da cui possiamo attenderci che arrivi a 3 anni: un esperimento della durata di 6 settimane equivale a osservarne 1/26° dell’arco vitale, nell’essere umano (potenziale di 80 anni di vita) ciò equivarrebbe a 160 settimane. Un mese e mezzo contro 3 anni. Credo sia sufficiente pensare alle differenze nei costi per rendersi conto di quanto fare ricerca solo e soltanto su esseri umani sia assolutamente proibitivo, per qualunque istituto in qualunque paese del mondo.

Per inciso, tutto ciò richiede a sua volta una mini-riflessione sul doppiopesismo argomentativo, ovvero, l’incoerenza con la quale gruppi e personaggi animalisti affermano che gli animali e gli esseri umani sono uguali o diversi secondo la convenienza del momento: argomentando circa la SA siamo diversi e dunque si tratta di una pratica stupida e ascientifica, argomentando circa i diritti, invece, occorre estendere i nostri anche a loro in quanto siamo uguali. L’onestà intellettuale.

Chiusa questa parentesi, verso la fine dell’opuscoletto-vergogna si legge

picarddoublefacepalm-1Se in tutti questi anni il cancro fosse stato studiato in maniera diversa

se, se, se. Se questo, se quello. La realtà dei fatti che non possono, o non vogliono, accettare, è piuttosto questa: se non fosse stata utilizzata la SA non si sarebbe nemmeno potuto iniziare ad avvicinarsi a certe conoscenze o malattie. Ricordiamo le differenze nei tempi menzionate poco sopra, se per ogni esperimento della durata di poche settimane fossero occorsi 3 anni quanti progressi avrebbe fatto la ricerca? Incidentalmente, proprio in tema di cancro possiamo trovare delle conferme al fatto che i modelli animali sono validi: due studi condotti rispettivamente nei topi e in pazienti umani, a due anni di distanza tra loro, riguardo l’efficacia dell’alimentazione chetogenica come terapia antitumorale riportano entrambi risultati positivi. In definitiva, l’uso di modelli alternativi è valido e permette di risparmiare tempo e denaro. A quest’ora la ricerca non sarebbe arrivata a uno stadio tanto avanzato se si fosse sviluppata “in maniera diversa”.

Abbiamo visto, perciò, che la domanda “scienza o follia?” nasce da pura retorica emotiva e ideologica, mirata a suscitare e pilotare una reazione negativa senza però aver fornito tutto il materiale necessario a formarsi un’opinione. Questa è la strategia animalista, menzogne o mezze verità, vista in azione ormai più e più volte. Una strategia resa necessaria dalle posizioni indifendibili che promuovono.su-keynes-ho-qualche-dubbio-sulla-mmt-parecch-L-338cq0

Alla luce dei fatti, la domanda che occorre porsi è piuttosto quella che dà il titolo a questo articolo: animalismo: ignoranza, ideologia o un miscuglio pericoloso di entrambe? Riflettiamo. Buona serata a tutti, alla prossima occasione.

[l’Umano]



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[1] a meno che non abbiano fonti documentate con cui affermare il contrario, una rapida ricerca su google vi mostrerà come TUTTI gli articoli di cronaca degli ultimi anni in cui si parla di “vivisezione”, generalmente sullo sfondo di procedimenti legali (qui un esempio), si riferiscono in realtà alla SA. Citando dall’articolo

erano stati compiuti più di 1300 esperimenti fuorilegge di biocompatibilità e sperimentati oltre 500 sostanze medicinali

dunque, nessuna menzione di dissezione degli animali ancora vivi.

[2] ideologia, treccani.

[3] “About a Snail, a Toad and Rodents: Animal Models for Adaptation Research

Neural adaptation mechanisms have many similarities throughout the animal kingdom, enabling to study fundamentals of human adaptation in selected animal models with experimental approaches that are impossible to apply in man.

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