Articoletti espressi e buffi, atto III

Ci risiamo: apparentemente, quando certe riviste non sanno cosa propinare chiedono a qualcuno d’intervistare una figura religiosa a caso e riportarne le osservazioni paternalistico-moraleggianti. E quando il papa non fa notizia, ecco che salta fuori un santone buddista a caso, con le solite perle di saggezza dall’oriente. Davvero l’umanità non sembra riuscire a fare a mano delle favole per bambini ingigantite e trasformate in religioni.

Dunque, il signor santone dalla tunica arancione ci delizia iniziando con il “propagare la via della sofferenza nata dall’ignoranza”. Bella, creativa. Voglio dire, se ci si guarda intorno l’impressione è molto diversa, tutto fa credere che le persone più stupide e ignoranti siano anche, guarda un po’, quelle più serene. Un po’ come aveva intuito S.T. Coleridge, vedi la chiusura alla Ballata del vecchio marinaio. Ma il pelato non la pensa così, e continua con “la via di liberazione spirituale attraverso amore, gentilezza e concentrazione meditativa.” Ora, posso essere d’accordo che un po’ di raccoglimento regolare aiuti a rilassarsi, a gestire lo stress, però, “liberazione” da cosa? In che senso “spirituale”, quale “spirito” dovremmo liberare? Un fantasma rimasto bloccato in questa dimensione, come da certa tradizione soprannaturale? Niente fa pensare all’esistenza del benché minimo spirito, o anima, o come cavolo vogliamo chiamarlo, perché stiamo ancora ad ascoltare simili storielle per marmocchi?

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Ma porc… dai dimmi che non l’ha detto, ti prego.

E poi, in che modo “amore, gentilezza” ti liberano da qualcosa? Al massimo, se sei fortunato, ti fanno incontrare qualcuno che non si approfitta della troppa gentilezza; se sei sfortunato, invece, bè affari tuoi. Sembra difficile da accettare, eppure, come recita una canzone, Love is only a feeling.

Proseguiamo, “Non sapete che ogni religione ha i suoi pericoli?”, ok qui andiamo già meglio. In effetti ogni cosa ha i suoi pericoli, a maggior ragione quando si rincitrulliscono le persone con vecchie fiabe, poi magari questi un giorno si svegliano, aprono gli occhi sulla realtà e vanno in depressione o danno di matto. Ricorda un po’ la leggenda di quel ragazzino cresciuto negli agi e nella bambagia che un giorno, uscito dal castello di nascosto, cade dal pero vedendo come altra gente, nata meno fortunata di lui, soffre. Ma guarda un po’, stupefacente! Come lo chiamarono, poi? Ah sì, Budda. Un pensiero incentrato su un trauma adolescenziale, e c’è gente che ancora ascolta i pelati in arancione.

Ma ecco che continua con “i tre principi […] che si apprendono con la tecnica della concentrazione. Solo così si giunge alla verità.” Quasi la storia di Socrate, solo in chiave orientale: chiaramente meditare concentrati è la strada maestra per avere i segreti del cosmo rivelati alla nostra mente. Per Budda, in fondo, ha funzionato così bene che s’è immaginato la reincarnazione. Mi chiedo come si faccia a prendere sul serio certa gente. Tuttavia, dopo l’eloquente “Entro 500 anni le religioni non esisteranno più”, una rivelazione dovuta evidentemente al dono della preveggenza, resta poco di cui stupirsi.

Davanti a un relitto secolare e immutato, fermo al “conseguimento del bene e della giustizia” e allo “sviluppare compassione rafforzando la mente”, cosa si può dire? La percezione della realtà è cambiata, i predicatori, di ogni setta, sono rimasti immobili sulle loro posizioni. Scegliere se prestargli ancora ascolto o scavalcarli per andare oltre spetta solo a noi. Riflettiamo.

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3 pensieri su “Articoletti espressi e buffi, atto III

    1. molto interessante, ho dato una letta rapida e mi sembra meriti, per cui nei prossimi giorni ci ritornerò sopra perché mi pare segua una forma mentis con cui vado d’accordo.
      grazie per il commento e la segnalazione, buona serata e spero a presto.

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  1. Prego, e fammi sapere. In realtà ci sarebbero altre cose (secondo me importanti) da aggiungere a quanto scritto in quel link, ma non approfondirò, almeno per il momento. Buona giornata.

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